Il guerriero non è taoista, buddista, confuciano, cristiano, induista o può essere tutte queste cose. Il guerriero segue il principio del corso naturale delle cose, quei principi universali che si trovano in ogni cultura e in ogni tempo.




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domenica 19 settembre 2010

Quando avevo tre anni..mia madre mi presentò agli elementi.....



Quando avevo tre anni mia madre mi portò sulla cima di una collina...e mi presentò agli elementi. Per prima cosa mi presentò alle Quattro direzioni (EST, SUD, OVEST e NORD). " Chiedo una benedizione speciale per questo bambino. Voi che circondate le nostre vite e che ci fate andare avanti, per favore proteggetelo e fate in modo che la sua vita sia equilibrata". Poi mi fece toccare con i piedini la Madre Terra. "Cara Madre e Nonna Terra un giorno questo bambino camminerà, giocherà e correrà su di Te. Ogni giorno cercherò di insegnargli ad avere rispetto di Te. Ovunque andrà per favore abbi cura di lui". Venni quindi presentato al Sole. "Nonno Sole splendi su questo bambino, mentre cresce, fai in modo che ogni parte del suo corpo sia normale e forte, non solo fisicamente. Ovunque sia circondalo con la tua energia calda e piena d'amore. Sappiamo entrambi che nella sua vita ci saranno giorni pieni di nuvole: per favore, raggiungi con i tuoi raggi questo bambino e mantienilo sempre al sicuro". Mia madre mi sollevò e lasciò che la brezza mi avvolgesse, mentre si rivolgeva al vento "Per favore riconosci questo bambino. A volte soffierai con forza, a volte sarai molto gentile, ma lascia che lui cresca imparando il valore della Tua presenza in ogni momento, mentre vivi su questo pianeta". Fui presentato all'acqua. "Acqua senza di Te non possiamo vivere. L'Acqua è vita. Chiedo che questo bambino non conosca mai la sete". Mia madre mi cosparse la fronte di cenere, dicendo: " Fuoco brucia gli ostacoli che mio figlio incontrerà nella vita. Libera la sua strada, affinché non inciampi lungo il sentiero che lo conduce ad imparare ad amare e rispettare tutte le forme di vita". Quella stessa sera venni presentato alla luna piena e alle stelle. Questi elementi avrebbero seguito la mia crescita , le mie corse sul tappeto d'erba offertomi da mia Madre e Nonna Terra, mi avrebbero seguito anche quando avrei inspirato l'aria che mantiene la vita e che fluisce all'interno del mio corpo....crescendo, sentivo di appartenere a questa famiglia , grazie alle relazioni che la mia gente aveva stretto con questi elementi ...ci sentivamo parte della natura.....eravamo allo stesso livello. Rispettavamo ogni singolo filo d'erba, ogni singola foglia d'albero, ogni cosa.
Fonte: Bear Heart "Il vento è mia madre"

martedì 29 luglio 2008

Mondi


Vivi rispondo al tuo ultimo commento con un post:
Assolutamente d'accordo con te. Per questo è da un pò di tempo che mi sto appassionando allo studio delle culture. Ad esempio il libro dell'indiano mi ha fatto vedere il mondo con gli occhi dei pellerossa. Quando cambi il punto di vista le medesime cose assumono forme e significati diversi. E come dice il biondo poi ti sorprendi a scoprire, invece, degli elementi comuni che sembrano essere trasversali a tutte le culture. E li ti rendi conto che c'è qualcosa che accomuna l'essere umano nonostante la diversità di razza e nonostante il rapporto di ogni cultura con l'esperienza sia profondamente diverso.

domenica 25 maggio 2008

venerdì 23 maggio 2008

Quello che piace a ishin...

Mi piace che ancora esistono persone che scelgono.
Mi piace che ancora c'è chi lotta per i propri ideali.
Mi piace chi non si lascia vincere dal senso di impotenza.
Mi piace chi è disposto a tutto pur di non perdere la propria libertà.
Mi piace che si lavora insieme per uno scopo comune.
Mi piace il coraggio.
Mi piace quando l'uomo supera la fatica del sacrificio quando vuole ottenere qualcosa.
Mi piace perchè nella fatica viene fuori l'umanità offuscata ormai dai bisogni effimeri che la società ci impone.
Mi piacerebbe avere la fortuna di conoscere gente così...





Ognuno sceglie il suo percorso

di Tenzin Tsundue
Quella mattina presto, prima del sorgere del sole, quando ho impacchettato il mio sacco a pelo per intraprendere questo lungo viaggio, ho deposto una sciarpa bianca (khatak) sull’altare di Sua Santità e mi sono detto: ho deciso, qualsiasi cosa succeda andrò avanti. Camminando per quasi settanta giorni - un gruppo di trecento persone che a piedi hanno percorso oltre novecento chilometri attraverso l’Himachal, il Punjab, l’Haryana, Delhi e l’Uttar Pradesh - abbiamo raggiunto ieri la città di Almora, tra le montagne del Kumaon, nello stato dell’Uttarakand, nell’India del nord. Da qui il Tibet non è molto lontano.
La Marcia verso il Tibet è iniziata a Dharamsala il 10 marzo. Lo stesso giorno, in tutto il mondo, ci sono state sollevazioni simili organizzate dai tibetani e dai loro sostenitori, perfino in Tibet, una vera insurrezione generale. Alla partenza eravamo un gruppo di cento marciatori ma, lungo la strada, molti altri si sono uniti a noi. Domani, quando lasceremo Almora per le vallate d’alta montagna, in direzione del Tibet, saremo in trecento. Con noi anche otto sostenitori stranieri, provenienti da diversi paesi. Qualcuno ci accompagna fin dalla partenza.
Lungo tutto il percorso, gli indiani ci hanno accolto con calore, hanno tenuto alto il nostro morale e in alcune località ci hanno offerto acqua e un riparo. Per lo più abbiamo passato le notti negli Ashram, nei Gurudwara o nelle scuole, talvolta anche sul terreno ai margini della strada e le autorità municipali ci hanno portato cisterne d’acqua caricate su trattori. Per loro cultura gli indiani hanno l’abitudine di compiere lunghi viaggi di pellegrinaggio attraverso il paese e l’ospitalità è quindi un’usanza naturale. Lungo tutta la strada, la polizia, in jeep o motocicletta, ci ha fornito una scorta che cambiava ad ogni passaggio da un distretto all’altro.
Penso sappiate che il 13 marzo, nel Distretto di Kangra, cento di noi sono stati arrestati dalla polizia e detenuti per quattordici giorni. Tre giorni dopo ha preso l’avvio la seconda fase della Marcia che ne ha portato avanti lo spirito. Dopo il nostro rilascio ci siamo nuovamente uniti al gruppo nonostante pendesse su di noi un mandato di comparizione: alla fine dello scorso mese, Choeying, Lobsang Yeshi e il sottoscritto abbiamo dovuto comparire davanti al tribunale di Dhera e dovremo nuovamente farlo in giugno.
Ho appreso che qualcuno, sulla base di notizie riportate dai giornali, ha creduto che la Marcia fosse stata cancellata. Io stesso sono stato contattato telefonicamente, ma mi sono affrettato a dissipare ogni dubbio. Prevedendo, in prossimità del confine, un inevitabile scontro, Sua Santità ha consigliato agli organizzatori di non proseguire la Marcia. Ma il sacrificio della nostra gente, la loro sollevazione coraggiosa e non violenta e il perdurare della repressione cinese, hanno dato nuovo slancio al nostro impegno. Non potevamo fermarci. Così, dopo un momentaneo periodo di sosta, il 19 aprile, da Delhi, abbiamo ripreso la Marcia verso il Tibet.
Il viaggio da Delhi attraverso l’Uttar Pradesh è stato difficile: faceva molto caldo e la strada era asciutta e polverosa. Sulla carrozzabile abbiamo rischiato di essere travolti da camion e autobus che a volte sfrecciavano vicini alle nostre orecchie e a volte si fermavano per afferrare i volantini che tendevamo loro. Abbiamo camminato uno dopo l’altro in fila indiana, come le molte gambe di un millepiedi, un solo lungo corpo. Quando la testa del gruppo raggiungeva la curva successiva, la coda stava ancora arrancando dietro la precedente.
I marciatori si svegliano alle quattro del mattino e dopo aver impacchettato sacchi a pelo, tende e materassini fanno colazione. Alle cinque partiamo. Di solito camminiamo per 6 - 7 ore al giorno coprendo una distanza di circa 20 – 25 chilometri. Gli addetti alla logistica e alla cucina ci precedono su mezzi motorizzati e allestiscono il campo. In alcune località l’acqua è un lusso. Ci laviamo ai lati della strada, sotto getti d’acqua che sgorgano da pompe azionate a mano; talvolta centinaia di monaci si lavano insieme nei campi di grano. È davvero una grande esperienza soddisfare le funzioni naturali in aperta campagna, sotto la luna, con una brocca d’acqua a fianco.
La maggior parte dei marciatori sono monaci buddisti appartenenti alle tre grandi università monastiche dell’India del sud. Ci sono alcuni anziani, fuggiti dal Tibet con il Dalai Lama nel 1959. Il più vecchio ha settantotto anni. I più giovani sono due ragazzi diciassettenni, nati e cresciuti in India, che non hanno mai visto il Tibet. Ci sono alcune giovani madri che hanno lasciato ai mariti il compito di occuparsi della famiglia. Il gruppo addetto alle comunicazioni cerca di mantenere il contatto con il resto del mondo e di organizzare incontri con i media locali. Nelle riunioni serali, dopo la preghiera giornaliera, l’addetto stampa ci comunica le ultime notizie. Spesso i marciatori applaudono le azioni a sostegno del Tibet compiute in India e all’estero: le proteste contro la fiaccola olimpica a Londra, Parigi, S. Francisco, Canberra e Tokio sono state particolarmente apprezzate come pure le manifestazioni in corso a Kathmandu, brutalmente represse dalla polizia.
Stiamo per iniziare l’ultimo tratto della Marcia. Da Almora alla frontiera ci sono appena 200 chilometri e non appena saliremo più in alto, nell’Himalaya, farà più freddo. So che non è facile fare ritorno in una patria ancora sotto occupazione. I soldati cinesi presidieranno la frontiera con i fucili e anche la polizia indiana troverà una scusa per fermarci. Il confronto è inevitabile ma non ci fermiamo. Forse saremo costretti ad accamparci per lungo tempo nei pressi della frontiera, forse dovremo chiedere il sostegno e la partecipazione della comunità internazionale. Marciamo verso l’incertezza.
Per noi la Marcia verso il Tibet è una via per tornare alla madrepatria e riaffermare il nostro diritto di essere liberi nella terra natia. Qualsiasi cosa succeda, il nostro impegno alla non violenza è totale, non faremo ritorsioni. Forse saremo picchiati, imprigionati, magari anche uccisi, ma non molleremo. Non ho altro progetto nella vita che questa Marcia. Per noi tutti è l’impegno della nostra vita.


Per leggere gli aggiornamenti giornalieri, le storie personali dei Marciatori e vedere le fotografie vi chiediamo di consultare il sito: http://www.tibetanuprising.org/
Alcuni sostenitori non tibetani ci hanno accompagnato per un paio di giorni o più a lungo, altri sono con noi fin dall’inizio. Se desiderate raggiungerci contattate per favore i nostri coordinatori:
Sherab Woeser: sherabwoeser@yahoo.com
Cell.: 0091.9418394426
Lobsang Yeshi:
Cell.: 0091.9410936742/9756969141
Se siete lontani e non potete raggiungerci, passate parola. Ci sarebbe di grande utilità ricevere in dono sacchi a pelo, scarpe e materassini. Un contributo finanziario ci aiuterebbe ad approvvigionarci di cibo e acqua per andare avanti. Confido sul contributo al movimento da parte di ogni tibetano.
Bod Gyalo! (Vittoria al Tibet)
Tenzin Tsundue, in cammino per il Tibet

13 maggio 2008 Almora, Stato dell’Uttarakand, India
Fonte: http://www.italiatibet.org/

Considerazioni:
La situazione in Tibet è solo una delle tante situazioni in cui si ledono i diritti umani. Quando pubblico qualcosa sul Tibet non penso solo al Tibet!

mercoledì 9 aprile 2008

COSCIENZA UMANA


La cosa straordinaria è che ogni volta che pubblico un post sui tibetani istantaneamente arriva un commento per quel post....questo significa che ancora esiste una coscienza umana. Questo mi fa stare molto bene.

ESTINGUERE L'ODIO




Per quanto grande sia la vostra venerazione per i Maestri tibetani e il vostro amore per il popolo tibetano non dite nulla di male sui cinesi. Le fiamme dell'odio solo si possono estinguere con l'amore e se il fuoco dell'odio non si estingue é perché l'amore non é sufficientemente forte.
(Dalai Lama)

venerdì 21 marzo 2008

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sabato 15 marzo 2008

Vergogna...cinese


Foto: Luisa Puccini



domenica 27 gennaio 2008

Olocausto